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L'evoluzione dell'impianto elettrico residenziale è iniziata un centinaio scarso di anni fa, partendo da alcuni punti luce che si spegnevano con interruttori in ceramica e i cui conduttori altro non erano che piattine messe a muro e fissate con chiodini. Nei decenni successivi l'aumento della richiesta, dovuta alle necessità crescenti di frigo e, successivamente, lavatrice obbligarono l'aggiunta di contatori di forza motrice. Per l'occasione si aggiunse una nuova linea di sezione maggiore.

                            

 

Quì abbiamo alcuni vecchi interruttori , in particolare a sinistra il modello in ceramica è risalente alla metà degli anni trenta, mentre le piattine sono sicuramente molto più recenti.


In questo caso il contatore aggiuntivo è già stato eliminato da parecchi anni, e con un'intervento approssimativo l'appartamento è stato collegato ad uno singolo di vecchia generazione con portata 3,0 KW. Da notare i conduttori che, oltre ad essere sottodimensionati, sono anche collegati in modo assai approssimativo e senza alcuna protezione meccanica. Il centralino d'appartamento è inesistente, come ovviamente la messa a terra e l'interruttore differenziale. Come se non bastasse il tutto è posizionato sopra il lavello della cucina....


Non è raro in alcune ristrutturazioni incappare ancora in doppie linee a piattina, ovviamente malconce, giuntate con un nastro in stoffa molto resistente simile a quello usato in ambito medico....Teniamo presente, però, che allora l'uso delle canalizzazioni sottotraccia era ancora praticamente inesistente. E' con la grossa edilizia residenziale degli anni '50 che con le tubazioni in lamiera con all'interno del catrame ed i conduttori rivestiti in stoffa che si è cercato di rendere più flessibile l'impianto elettrico, rendendo sostituibili i conduttori (ricordiamoci che la plastica è stata scoperta solo nella metà dei '50, e che la diffusione su larga scala ha richiesto ancora diversi anni).
 

                  

Per gli amanti del rischio ecco alcuni esempi di derivazioni su vecchi impianti in corso di rifacimento. Da notare la vicinanza con gli stipiti delle porte, ovviamente in legno, che li rendono particolarmente pericolosi in caso di cortocircuito, ove potrebbero causare incendi.


Però. C'é un però. Quando allora venivano effettuate le tracce gli elettricisti lavoravano innanzitutto su muri auto portanti (ovvero erano gli stessi mattoni, di tipo pieno, a costituire sia la struttura portante dei piani superiori che i muri  divisori interni) e con ancora in mente la linea di distribuzione usata fino ad allora, ovvero a muro. I massetti erano profondamente diversi rispetto ad ora e le tubazioni elettriche assai meno scorrevoli e flessibili. Le sonde per l'infilaggio erano in lamierino sottile e l'attenzione degli stessi manovali alle tubazioni idrauliche (allora in ferro) era assai limitata, figuriamoci a quelle elettriche! Vista a posteriori fu la scelta più ovvia....

Poi però l'errore venne fatto con la grande edilizia dalla seconda metà dei '60. Su strutture con scheletro in cemento armato moltissimi colleghi, arroccati a sistemi di lavoro  antiquati, si ostinarono a realizzare il sistema di distribuzione a parete ("Si è sempre fatto così!" dicevano). Mentre prima le opere murarie erano prive di ostacoli successivamente sulla linea di tracciatura vennero a trovarsi nientemeno che i pilastri portanti  in cemento armato!! Sono convinto che la gran parte dei palazzi costruiti da quel momento in poi abbiano le travi portanti lesionate a causa delle opere murarie degli allora elettricisti ed idraulici.

Se avete una struttura portante in cemento armato, come nella gran parte delle circostanze, le tubazioni corrugate è opportuno che vengano distribuite a pavimento, in modo da aggirare i pilastri di sostegno e salire dal basso verso i punti presa o di comando.  Il sistema è in assoluto quello che permette di  produrre meno macerie, in quanto la gran parte della distribuzione avviene sotto il massetto, e lo stesso cemento che viene posato per proteggere i tubi corrugati altro non fa che diminuire la quota di materiale che viene posata per il massetto stesso. La  struttura portante è assolutamente integra!


Nel distribuire le tubazioni corrugate a pavimento è opportuno fissarle con un po' di cemento onde mantenerle in sede e ben ferme. Successivamente la copertura completa ne garantirà l'integrità soprattutto durante la fase della stesura degli intonaci.

 

Ovviamente le tracce non sono più da realizzarsi con mazzetta e scalpello o con il solo martello pneumatico: occorre anche delimitare il bordo della traccia ed evitare di demolire i muri, cosa che fa alquanto arrabbiare (giustamente) i muratori.


               

Per cercare di delimitare al massimo la traccia rendendo meno largo il bordo è opportuno affidarsi a scanalatori o mole con utensili diamantati. Nel secondo caso è però opportuno dotarsi di aspiratori  professionali, in quanto tali polveri sono nocive e possono portare negli anni complicanze ai polmoni. Per questo motivo noi usiamo speciali mascherine che filtrano granelli fino ad 1 micron.


            

 

Il fissaggio delle scatole di derivazione è consigliato con cemento simile a quello usato per le tamponature; generalmente contiene meno cemento ed un po' di calce oppure olio apposito. E' facile da maneggiare ed ha una tenuta maggiore del gesso e della scagliola. Per l'allineamento è opportuno non affidarsi all'occhio ma ad una livella di dimensioni adeguate.

 

                        

Vi sono una serie di casi nei quali il posizionamento delle scatole portafrutto è veramente un lavoro quasi impossibile. In questa immagine l'unico punto idoneo corrisponde ad un pilastro, il quale, essendo presente anche sull'altro lato del muro ne rende impossibile il posizionamento anche all'esterno del locale. In questo caso, successivamente alla nostra installazione in esterno, i muratori dovranno realizzare un riempimento mediante pezzi di mattone e cemento, in modo da alzare la quota dell'intonaco creando un falso pilastro leggermente sporgente rendendo il lavoro finito  e sicuro senza compromettere la struttura portante.

 

 

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